QUESTA COSA CHE HO ADDOSSO.

Tu me l’avevi detto, mi avevi avvisata. Ma io testarda ho fatto finta di niente, pensando di poter cambiare le cose, pensando di poter farti cambiare idea, ma mi sbagliavo. E ora sono qui a pensarti, a pensare che forse stai diventando un po’ troppo importante, un po’ troppo presente tra i miei pensieri, stai diventando troppo, e io tra un po’ neanche me ne accorgo. Ma non riesco proprio a controllare questa cosa che cresce in me, questa cosa che sento dentro, forte, all’altezza del cuore, dello stomaco, della testa, questa cosa che sento un po’ ovunque, questa cosa che ormai ho addosso. Davvero non so come fare, non lo faccio apposta, giuro, ma ogni volta che ti guardo negli occhi vorrei che durasse per sempre, ogni volta che mi baci vorrei che le mie siano le sole labbra che bacerai, ogni volta che ti sento vicino vorrei che restassi. Io ci provo a distrarmi, a fare altro, a guardare qualcun altro, ma alla fine ritorno sempre da te, ritorno sempre sul tuo profilo facebook, ritorno sempre sulla tua chat di whatsapp a rileggere i nostri messaggi, quei messaggi che sono fin troppo spogli e privi di sentimento, quei messaggi che sotto sotto odio, perché non dicono niente di noi, non dicono niente di quello che abbiamo dentro. Sto giocando con il fuoco, me ne rendo conto, ma infondo sto giocando con i miei sentimenti, sono tutte cose mie, a te neanche importa, ci scommetto, anche se a volte spero che qualcosa dentro di te si muova, che qualcosa dentro di te ti faccia rendere conto che ci sono anche io, che io non penso solo a me, che io penso soprattutto a te, ma questo il nostro accordo non lo prevede. Il nostro accordo non prevede nulla di tutto ciò, eppure, eccomi qua, con il cuore in mano, con i sentimenti in bella vista. Che stupida, penserai, e a volte lo penso anche io, ma che ci posso fare se tu mi piaci davvero, che ci posso fare se vorrei qualcosa di più, che ci posso fare se penso prima a te che a me, dimmelo tu. E continuo a non dirti nulla, continuo a mentirti, continuo a tenermi tutto dentro, perché so già come andrebbe a finire, ci sono già passata, mi sono già rivelata tante volte, inutilmente, perché poi mi hanno sempre sbattuto la porta in faccia, ma questa volta ci tengo davvero, questa volta non sono pronta a lasciarti andare, questa volta vorrei proteggermi facendomi del male. Ma che cosa ci faccio con il sesso, se poi tu non mi pensi mai, che cosa ci faccio con il tuo pigiama se poi appena lo tolgo lo metti in lavatrice, che cosa ci faccio con il tuo sguardo se quando è su di me pensi ad altro, neanche io lo so, eppure alla tua assenza preferisco la tua indifferenza.

MI PIACE PERCHE’ SA FARMI RIDERE.

Lui mi piace, sì mi piace, perché è spontaneo, ti guarda dritto negli occhi e dice ciò che pensa, poi ti guarda dentro e vuole sapere ciò che pensi tu, anche se lui lo sa già, ma vuole che glie lo dica tu e continua a chiedertelo fino a che non ti arrendi e sei costretta a vuotare il sacco. Mi piace perché è un ragazzo dolce, è uno di quelli che ti accarezza il viso in silenzio, che trasmette attraverso un solo tocco quello che nessuno riuscirebbe a spiegare a parole, quella dolcezza così delicata, ma che allo stesso tempo ti riempie di brividi fin su la schiena. Mi piace perché è premuroso, si preoccupa per te, chiede scusa quando si rende conto di aver fatto qualcosa di sbagliato nei tuoi confronti, anche se si tratta di piccole cose, dice grazie per qualsiasi cosa tu faccia per lui, perché nessun tuo gesto è scontato ai suoi occhi e neanche la tua presenza lo è. Mi piace perché è sincero, non è il tipo che si diverte a prendere in giro le persone, se deve dirti qualcosa di brutto preferisce dirtelo in faccia piuttosto che girarci intorno, o inventare scuse, o nasconderlo. Mi piace perché è spensierato, diversamente da me, e questo mi aiuta a superare meglio le mie paure e le mie insicurezze e mi fa sentire libera. Mi piace perché è semplice, si accontenta della semplicità e non ricerca il complicato o l’eccessiva raffinatezza, nonostante in generale io mi consideri una persona abbastanza raffinata. Mi piace perché è simpatico, tanto, e sa farmi ridere e sorridere nei momenti più appropriati, e credo che questa sia la cosa più importante, saper far ridere una persona, quindi, in qualche modo, riuscire a renderla felice, anche quando non lo è già di suo. Mi piace perché è bello, sì è davvero bello, nonostante non sia perfetto e forse sta proprio lì la sua bellezza, sta in tutte le sue imperfezioni, sta nel suo accento, nelle sue espressioni in dialetto, sta nelle sua altezza minuta, ma anche e soprattutto nei suoi occhi verdi, enormi e splendenti, sta nel suo sorriso che ti disarma ogni volta che te lo ritrovi davanti, sta nei suoi capelli disordinati, ma sempre così sexy, un po’ come la sua barba. Mi piace perché è poco più alto di me e quando siamo l’uno davanti all’altra nessuno dei due deve alzare le punte o abbassare la testa perché le nostre labbra si trovano esattamente alla stessa altezza pronte per baciarsi, e per questo lo sento molto più vicino, riesco a sentirlo mio anche se non lo è.

QUESTA STRANA SENSAZIONE MI PIACE.

È sempre la stessa storia, io qui, a casa, domenica pomeriggio, ad aspettare un messaggio. Chissà se questa volta arriverà. Chissà se è diverso dalle altre volte. Se starà pensando a me come io a lui. Non so, proprio non so, ma lo spero, come tutte le altre volte. Ma lui, mi piace. Mi piace davvero. Lo dico sempre, è vero, ma boh. La musica non aiuta, più l’ascolto, più ci penso, più mi viene ansia, ma infondo questa strana sensazione mi piace, quel misto di ansia e felicità, è la stessa sensazione che ho provato quando venerdì sera ho ceduto alle sue tentazioni, quando fuori dai tornelli della stazione ci siamo fermati, ci siamo guardati negli occhi, ci siamo baciati come due adolescenti che se ne fregano di ciò che hanno intorno, le sue spalle appoggiate al muro, le mie mani intrecciate alle sue, l’indecisione a incasinarmi la testa, vado o resto? E lui che mi ripeteva “il treno puoi sempre perderlo, anche se è l’ultimo fino a domattina, sta a te, anche se io preferirei che lo perdessi”, finché ho preso coraggio, il coraggio di scegliere per la mia felicità. L’ho preso sotto braccio, “okay, dai andiamo” e ci siamo avviati verso la metro, il treno era ancora lì, ma io non avevo alcuna intenzione di voltarmi e tornare a casa, era da un po’ che non mi sentivo così bene, era da un po’ che non mi sentivo apprezzata in quel modo, era da un po’ che qualcuno non mi guardava con quegli occhi. Mi sono fidata delle sensazioni. Mi sono fidata di quel ragazzo che circa un’ora prima, seduti con le gambe a penzoloni sulla Darsena, mi aveva detto di avvicinarmi un po’ e poi cercando i miei occhi mi aveva chiesto “Me lo daresti un bacio?”.

L’AMORE E’.

Non sempre la vita va come vogliamo, non sempre l’amore dura tutta una vita, ma non significa che non sia amore. L’amore c’è, è in noi, nell’uomo in quanto essere. Forse mi prenderete per pazza, ma io credo che l’amore sia l’essenza di ogni uomo sulla terra e ci credo, perché credo che tutti vorrebbero provare amore, anche chi si nasconde dietro alle avventure, alle relazioni senza impegno, probabilmente quelle persone sono quelle che vorrebbero provare più amore in assoluto. Assurdo. Eppure io ci credo.
L’amore può durare anche un secondo, uno sguardo, una parola detta di sfuggita, uno “scusa” dopo una botta ricevuta in una metro affollata. L’amore è esistenza. L’amore è.
Ma purtroppo nella vita non esiste solo l’amore, la vita è fatta anche di paura, tanta, troppa, immensa paura che prende il sopravvento sulle buone intenzioni, sulle persone deboli di cuore, su chi è stanco di soffrire, su chi ha il cuore che crolla a pezzi e nessuno se ne accorge. La paura è affamata e trova in molti la giusta ricompensa. Anche io ho paura e spesso me ne rendo conto, eppure capisco che non so ribellarmi. Ma delle volte penso anche che se affrontata in due la paura sarebbe più facile da abbattere e spero ogni giorno di trovare qualcuno che come me ha voglia di lottare.

NOI, GIOVANI DI OGGI.

I giovani di oggi sono soli. Cosa ancora più grave, si sentono soli. Anche in mezzo alla gente, anche in famiglia, anche a scuola, con gli amici, loro sono sempre soli, soli contro il mondo. Ma non perché non vogliono stare con gli altri, piuttosto perché gli altri non riescono a capirli, non vogliono capirli e loro non sono più in grado di esprimersi. Non sanno come spiegare il peso che hanno dentro e quello che portano sulle spalle in bella vista, quel peso che li costringe ad andare in giro a sguardo basso e guardarsi i piedi, invece di guardare la lunga strada che hanno di fronte. Loro hanno paura di cosa c’è oltre i loro piedi, così paura che non hanno neanche la forza di sognarlo. Hanno paura di affrontare le persona guardandole negli occhi, figuriamoci i problemi. Ogni cosa viene chiusa dentro, bella o brutta che sia, vive all’interno e nessuno può toccarla. I giovani sono scrigni viventi e i grandi hanno perso le chiavi, troppo impegnati a pensare agli affari, ad avere successo, ad accontentare i loro desideri sul destino dei propri figli e non quelli dei figli. Non possiamo meravigliarci del fatto che i giovani non ascoltano, i grandi non l’hanno mai fatto. Forse pensavano di farlo, ma non ci sono mai realmente riusciti. Ad un’azione corrisponde sempre una reazione, e così i giovani si sono chiusi a riccio dopo che hanno capito che gli unici su cui possono contare sono loro stessi. E voi grandi, non dite che non è vero, perché siete stati voi i primi a crescerci dicendo che nella vita non possiamo contare su nessuno, che nel mondo reale sono tutti squali, che nessuno in futuro ci aiuterà. Noi giovani abbiamo solo seguito il vostro consiglio.

DISPERATA RICERCA.

Tutto ha inizio con una disperata ricerca del vero amore. A volte mi chiedo se esista, il vero amore, o se è soltanto un’invenzione degli scrittori, dei poeti e dei registi cinematografici. Sinceramente ancora non so darmi una risposta definitiva. Non so se nella mia vita abbia mai provato quel genere di amore, o se l’amore più vero che sento è quello verso la mia famiglia. Per tutta la mia vita ho corso dietro a questa idea di amore, dietro al fatto che dovessi trovarlo, che scovarlo mi avrebbe fatta stare finalmente bene, mi avrebbe fatta essere felice come mai lo fossi stata prima. Ma, tutte le volte che pensavo di aver trovato l’amore, ai momenti di felicità si alternavano lunghi momenti di sofferenza, pianti, litigi, lontananza, mancanza e male interiore. Eppure era una cosa di cui non potevo fare a meno. Era uno dei miei pensieri fissi. Mi ci è voluto del tempo, ma, alla fine, sono riuscita a giungere ad una conclusione: non serve inseguire l’amore e, anche se non sono del tutto d’accordo che quando smetti di cercarlo lo trovi, sono convinta che inseguirlo non ci faccia arrivare da nessuna parte, ci fa solo cadere tra le braccia di persone che non sono degne di noi, che non ci trattano come meritiamo, o che magari ci usano soltanto, mentre noi, ingenui, pensiamo che sia amore.

 

SIAMO SBAGLIATI. O FORSE NO.

E se non fossimo noi ad essere sbagliati, e se non lo fossi io, e neanche tu, se per una volta fosse il mondo in cui viviamo ad esserlo? Chi dice che non potrebbe essere così? Infondo nessuno sa niente con certezza, nessuno ci ha detto come va il mondo e certe convinzioni dell’uomo potrebbero essere errate. Però sento dentro quel senso di diversità, di stranezza che mi pervade. Lo sento quando sto insieme agli altri, lo sento anche quando sto da sola con me stessa, anche solo per il fatto che a volte a me basta me stessa. Mentre gli altri non si accontentano mai di nulla, gli altri vogliono tutto, bramano cose che non potranno mai avere, e cercano l’impossibile nelle cose più complesse. Gli altri non si accorgono della semplicità, della bellezza di alzare lo sguardo verso il cielo e vedere una distesa immensa di un azzurro favoloso, un azzurro più bello di qualsiasi color pastello o di qualsiasi pixel colorato su uno schermo. Certe emozioni gli altri non riescono proprio a sentirle. E perché io sì? Che poi alla fine gli altri finiscono sempre col giudicarmi male. Pensano che me ne frego delle cose, solo perché mi adatto a tutto, perché sono felice con poco e non vedo i problemi dove non ci sono. Essere diversi a questo punto risulta essere errati, per gli altri, ma io dico che sono gli altri a sbagliare, dico che per una volta sono le eccezioni ad essere nel giusto, dico che il mondo non è matematica e non dobbiamo arrivare tutti allo stesso risultato per essere giusti. E il famoso c.v.d. (come volevasi dimostrare) dei teoremi che ci insegnano alle scuole superiori, può anche andare a farsi fottere, perché nella vita vera non c’è una dimostrazione univoca per niente.